Natura matrigna o cornucopia?

Il linguaggio usato per descrivere fenomeni naturali che hanno effetti devastanti sulle popolazioni è costellato di frasi fatte che attribuiscono sentimenti distruttivi alla natura. Lo tsunami è l’«onda assassina», il terremoto è una «bestia» risvegliata, le inondazione sono il frutto della «furia cieca»della natura. E così via. Sorridiamo se i bambini picchiano il tavolo «cattivo» contro cui sbattono, ma gli adulti dovrebbero capire che oggi le cause di tanti disastri sono soprattutto l’avidità umana e l’ignoranza di come la natura funzioni. Viviamo in un pianeta in movimento continuo da tre miliardi e mezzo di anni, un organismo che continua ad evolvere, e non ne teniamo conto. Finiti per ora gli eventi macroscopici che hanno mutato la faccia della Terra, terremoti, tsunami, eruzioni, uragani, cicloni, tifoni e tempeste ci accompagnano da millenni ma governanti e governati hanno dimenticato l’arte della convivenza. Si tirano su centrali nucleari in riva al mare, ponti su faglie, e abitazioni senza criterio in aree sismiche. Si costruisce nell’area di esondazione dei fiumi, si eliminano le anse per ricavare terreni agricoli o edilizi e per difendere paesi e città come unico rimedio si cementificano gli argini, con il risultato di accentuare la velocità della massa d’acqua provocando inondazioni più violente. La natura crea, conserva e anche distrugge, consentendo così la permanenza della vita sul nostro pianeta, ma c’entra poco con i disastri ambientali quotidiani. Accentuati dalle piogge abnormi causate dal cambiamento climatico, dalle attività produttive umane sconsiderate. I luoghi comuni hanno un retroterra antico. Nascono da una mentalità sedimentata nei secoli secondo la quale la natura è una matrigna alla quale bisogna strappare le risorse che ci consentono di vivere. È una guerra continua, senza tregua.
Certo, la natura ha unghie e denti, come tutti noi, ma non è questa la sua caratteristica principale. È sembrato che così fosse forse per una memoria antica di grandi animali divoratori di umani e dalla precarietà della sussistenza. Paure ataviche che la scienza dal 1600 ha cercato di esorcizzare inventando tecnologie potenti. E il secolo della Rivoluzione industriale, che vedeva ovunque lotte sanguinose per la vita vinte dai più forti, ha codificato. Ma l’evoluzione in natura non si muove solo attraverso la competizione. Agiscono con la stessa importanza la cooperazione, convinzione questa del principe anarchico Kropotkin e più di recente di Lynn Margulis, co-autrice dell’ipotesi Gaia, e la bellezza, intuizione del darwiniano Ernst Haeckel, inventore della parola Ecologia. Percepire la natura come cornucopia planetaria piuttosto che matrigna crudele, è parte di un grande cambiamento culturale in corso nel mondo, che vede protagonisti attivisti e intellettuali, indigeni, contadini, scienziati, ambientalisti e ovunque tantissime donne. Tornano attuali concezioni antiche ed è cominciato un percorso mentale ed emotivo tutto contemporaneo per abbandonare l’invidia (in senso kleiniano) che anima le società industriali permeate dall’ideologia patriarcale del dominio, e provare gratitudine per i doni ricevuti.

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