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Epoca che vai, energia che trovi - Giuseppina Ciuffreda

Epoca che vai, energia che trovi

Dalla scoperta del fuoco l’energia ha scandito cambiamenti storici. Per millenni il legno ha sostenuto il mondo rurale, poi alla fine del Settecento il carbone ha messo in moto la Rivoluzione industriale europea, quindi il petrolio nel ventesimo secolo è stato il carburante dell’industrializzazione made in Usa, pur coesistendo con le energie del passato, con l’idroelettrica che ha imbrigliato i fiumi e con il nucleare. Negli ultimi anni le multinazionali del settore hanno aperto un piccolo spazio per le fonti non fossili, spinte soprattutto dall’imminente picco del petrolio, per molti già raggiunto, ma non hanno modificato la loro strategia. Scavano più in profondità negli oceani, nelle sabbie bituminose, nelle riserve naturali fino ad oggi protette in attesa di trivellare l’Artico che si scioglie, per il resto cercano fonti che impropriamente definiscono “verdi”, come le coltivazioni per ricavare carburante, monocolture che danneggiano sia gli ecosistemi locali – erosione del suolo, perdita di biodiversità, inquinamento – sia l’ecosistema planetario già sotto pressione per l’estensione crescente delle coltivazioni (James Lovelock). Le terre agricole sono ormai scarse e per le piantagioni “verdi” corporation e stati bruciano preziose foreste tropicali, provocando nuove emissioni di gas serra, e sottraggono terra alle comunità privandole della sussistenza (land grab­ bing) mentre aumentano i conflitti sul cibo per la speculazione finanziaria sui prezzi delle materie prime (George Monbiot, The Guardian, Stefano Liberti, 2011). Il mais ha alimentato i corpi e l’anima di intere civiltà ed ora finisce nel serbatoio dell’auto o muta in sacchetti per la spesa, mentre aumenta la popolazione che ha fame. Declino etico e culturale di manager e politici. L’energia non è neutra, la sua forma segna il carattere di un’intera epoca. Le tecnologie che oggi prefigurano un nuovo stadio storico sono nate da un cambiamento nella percezione della natura e da un pensiero sociale forte. Non basta sostituire un po’ di combustibili fossili con qualcosa di verde. Fonti ecologiche di energia, volano di società eque e democratiche, hanno quindi caratteristiche ben precise. 1) Rinnovabili,vale a dire che non si esauriscono o che possono essere rigenerate: Sole, vento, geotermia, maree, biomassa da residui forestali o agricoli ma anche fonti in via di sperimentazione, dalla fusione nucleare alla fredda all’idrogeno all’uso del calore umano e altro ancora: la ricerca è appena cominciata. 2) Diversificate, provenienti cioè non da una sola fonte, per avere più opportunità e non sedimentare la dipendenza. 3) Non inquinano e non danneggiano l’ecosistema planetario e nemmeno imbruttiscono il paesaggio peggiorando la vita quotidiana delle comunità. 4) Favoriscono la partecipazione popolare, quindi la loro gestione non è centralizzata: prevedono una miriade di micro impianti accanto ad alcune centrali di maggiore dimensione. Una politica energetica ecologica ha anche altri requisiti: produrre beni di qualità e in modo compatibile con i cicli vitali dell’acqua e del carbonio, un’economia delle risorse con la conseguente riorganizzazione delle fabbriche, risparmio, tecniche di costruzione che lo consentano, recupero delle tecnologie pre-moderne usate nei millenni da società coese e ben adattate alle condizioni climatiche e territoriali in cui vivevano.