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Semi del futuro - Giuseppina Ciuffreda

Semi del futuro

È la prima volta nella storia che lotte così numerose sono diffuse su tutto il pianeta. È un movimènto antagonista che si è manifestato come evento mondiale dagli anni Duemila ma la sua esistenza è ancora controversa: c’è chi vede solo sussulti sparsi e chi lo vuole già pronto per la rivoluzione mondiale. Per capire quale trasformazione sia in atto non bastano le categorie finora usate dalla sinistra perché non è un conflitto di classe tradizionale. E non perche lo sfruttamento sia sparito, anzi si è esteso, ma le battaglie sono ormai uno scontro di civiltà. Si lotta per altri modi di vivere e i soggetti in campo sono tantissimi, non sono solo operai e lavoratori ma ambientalisti, contadini, indigeni, individui e piccoli gruppi, donne e giovani, scienziati e artisti, scrittori e poeti, economisti e amministratori. I cittadini comuni sono il cuore dell’attivismo (“The common people rules the revolution”, ‘Thomas Paine), le lotte toccano tutti gli aspetti della vita e le resistenze producono alternative: cura del territorio, difesa delle foreste, nuovi modi di costruire, altre economie, riconversione produttiva, bioagricoltura, energia da fonti rinnovabili, fermare il mutare del clima e la perdita della biodiversità, giustizia sociale e ambientale, battaglie per salvare balene…È un movimento nuovo che impone umiltà agli intellettuali. Nominare e classificare è un vizio dell’Occidente che scopre sempre “terre di nessuno” cui dare un nome e ama inventare categorie per spiegare la vita. Prendere atto che ogni osservatore riesce a vedere solo frammenti di una realtà di milioni di persone di ogni cultura e condizione, e provare a funzionare come parte di una mente collettiva planetaria. E intanto evidente che lotte esplodono a livello locale ed esiste un percorso per “unire i punti” (Rebecca Solnit, “The Nation). Il locale è il luogo del conflitto, lo spazio dove è possibile creare alternative ecologiche e sociali, parziali ma concrete. Da qui e attraverso incontri, campagne comuni, Internet la coscienza territoriale si amplia, nascono reti, con accelerazioni improvvise e periodi di quiete, esposizione mondiale e scomparsa. Non ancora una strategia mondiale coordinata ma un futuro che già esiste sotto forma di seme. Esempi recenti, protagonisti due soggetti importanti del movimento: agricoltori e indigeni. A febbraio, in Germania sono arrivati a Norimberga per la 23esima Biofach, la più grande fiera mondiale del settore biologico e biodinamico, circa 2500 imprese certificate e 40.000 visitatori di 130 Paesi, con una forte presenza degli agricoltori italiani oggi tra i primi nel mondo, una conversione ecologica della produzione già iniziata. E a Torino in ottobre ci sarà la quarta edizione di Terra Madre, la rete delle comunità contadine creata da Slow Food. Attivo in 17 stati brasiliani il Movimento dei piccoli contadini, un ramo di Via Campesina , coordinamento internazionale contadino nato nel 1993, ha appena lanciato una campagna per piantare le sementi indigene, per contrastare i semi industriali e transgenici delle multinazionali. A fine maggio a Dehradun, si riuniranno delegati di 20 stati indiani dove sono in corso lotte delle comunità per le foreste, più esponenti del Bangladesh, Nepal e Pakistan. Temi: effetti di una legge federale, nuove strategie di resistenza e alternative, più leader donne e giovani, rapporti con i contadini minacciati dal land grabbing e con i lavoratori.