Quale innovazione?

Innovazione è una parola-chiave contemporanea. Le viene assegnato un valore positivo automatico, riversato sulle tecnologie. Motori di potenti cambiamenti mondiali, le novità tecnologiche governano la crescita economica e movimentano la Borsa ma non risolvono gli effetti negativi planetari che la tecnica ha innestato, anzi li aggravano con un continuo gioco al rialzo per creare «macchine» più potenti e complesse. Novità che non innovano perchè ancora si «scava la stessa miniera» ( George Corm), si usa un pensiero poco mutato da secoli. Nonostante l’apparenza, anche le innovazioni più avveniristiche nascono da una stessa idea di natura «morta», materiale manipolabile in laboratorio (Carolyn Merchant) che ha costretto la ricerca scientifica entro limiti angusti con l’eccezione, e non è un caso, della fisica quantistica e dell’astrofisica. Grandi imprese e stati investono nell’evoluzione delle macchine e trascurano o negano le potenzialità insite nel cervello e nella psiche di tutti gli esseri umani. Blocco storico della creatività nell’umanità. La tecnologia del profitto non cambia i paradigmi culturali consumati (Thomas Khun), per innovare è necessario uscire dal pozzo. Guardare la realtà con altri occhi, porsi domande nuove, saper vedere relazioni tra fenomeni apparentemente lontani, abbandonare i sentieri battuti. Lo squilibrio dell’ecosistema Terra, il divario enorme tra ricchi e poveri, l’impoverimento, l’insicurezza, la depressione e la frustrazione che tormentano l’umanità chiedono soluzioni che non possono nascere dalla stessa cultura che li ha prodotti (Einstein, Peccei, Schrödinger, Laszlo). Oggi più che nel passato è importante il ruolo dei pionieri (Prigogine, Sheldrake) e di chi sta fuori dai luoghi del potere e della conoscenza (Pestel, Bernhardt, Laborit). Non solo perché interessi potenti bloccano le innovazioni creative che non controllano e le élites che governano vivono in un mondo a parte lontano dai problemi del mondo, l’ostacolo è più radicato: «è sempre difficile modificare le idee», mutarne la connotazione emotiva (Howard Gardner). E’ necessario uno scarto: la piccola locomotiva che un giorno abbandona i binari per correre sui prati (David Riesman, «La folla solitaria»), o il gabbiano Livingstone che d’improvviso prova un volo mai tentato (Richard Bach). E nella storia pensare, sentire, percepire fuori dalle conoscenze cristallizzate è opera di individui e piccoli gruppi, oggi una minoranza di milioni di persone, capaci di scelte radicali e di intuizioni che oltrepassano la realtà data per scontata. La ricerca libera di individui e di piccoli gruppi coraggiosi già da oggi crea alternative oltre i saperi specialistici e la visione mutilata del mondo. La creatività è figlia della libertà, del libero gioco della mente, di una mente fredda e di un animo selvaggio, di un pensiero laterale, di intelligenze emotive, delle mani che creano…Vuole discontinuità e allo stesso tempo capacità di riannodare legami persi nella storia: l’Umanesimo, rottura con il mondo medievale (Eugenio Garin), riscoprì gli «Antichi»: i classici greci e anche l’egizio Ermete Trismegisto. Il futuro ha bisogno delle esperienze passate che il presente consegna all’oblio.