L’evoluzione del Messia

Il 21 dicembre il mondo non è finito ma l’attesa mondiale di eventi straordinari non è nuova nella storia: apocalissi e ritorni divini hanno presa nei periodi in cui paura, rabbia e depressione convivono con la speranza di un mondo nuovo. Per gli storici delle Annales i millenarismi «rivelano i fallimenti di adattamento (o di rassegnazione) nelle società afferrate dall’innovazione tecnologica». Più complessa l’indagine di Vittorio Lanternari secondo il quale profetismo, millenarismi e messianesimi connotano «movimenti social-religiosi in cui gruppi sociali esprimono il loro malessere e l’ansia di miglioramento» e accompagnano sempre «i momenti di intenso travaglio sociale, economico, culturale, psicologico» (V.L., Movimenti religiosi di libertà e salvezza, 2003, prefazione di E. Hobsbawn). Esemplare il saggio di Christopher Hill sulle rivolte sociali e i fenomeni religiosi nell’Inghilterra dal 1645 al 1653. Il mondo rurale perde i commons a causa delle recinzioni, del disboscamento, della bonifica dei Ferns, nascono i Puritani, gli uomini nuovi del mondo nuovo, e il radicalismo di Levellers, Diggers, Renters e delle comunità autosufficienti federate predicate da Winstanley, espressione del Cristo vivente (C.H., Il mondo alla rovescia). Il travaglio contemporaneo dell’umanità è sotto gli occhi di tutti e anche oggi dilagano angosce, conflitti e fenomeni religiosi. L’Apocalisse occupa la scena e ce n’è motivo visti i disastri ambientali che si susseguono e gli scenari futuri delineati dai rapporti sullo stato del mondo, soprattutto sugli effetti del cambiamento del clima, che traducono in linguaggio scientifico le oscure metafore del testo profetico. Non per caso Bartolomeo I, il patriarca ortodosso «verde», nel 1995 organizzò un incontro di ambientalisti proprio a Patmos, l’isola dove Giovanni ispirato lo scrisse. La speranza nell’intervento miracoloso viaggia assieme alla paura. Nell’induismo è l’invocazione dell’umanità sofferente che rende possibile la «discesa» dell’Avatar, che non è il protagonista di un film di Cameron né un’immagine di Second Life ma il divino che periodicamente torna tra gli umani per ristabilire la legge e la giustizia. Viviamo proprio il tempo giusto: la «rivolta di Gaia» e cattivissime oligarchie mondiali stile Spectre. Alla fine dell’Ottocento la Società Teosofica affermò la manifestazione fisica di «Maestri di saggezza », Alice A. Baley annunciò poi il ritorno di un Cristo non solo cristiano e negli anni Ottanta Benjamin Creme pittore scozzese, diventa l’araldo mondiale di Maitreya, il messia del XXI secolo venuto ad aiutare l’umanità che ha perso la rotta. Novità: la sua missione è politica ed economica. Non viene dunque in abiti religiosi ma come insegnante. La parola-chiave è in sintonia con i movimenti mondiali della società civile: condividere. E inoltre cooperazione, riequilibrio dell’ambiente naturale, ruolo forte delle donne, forme sociali adeguate ai bisogni umani e un sistema economico che assicuri cibo e cure a tutta l’umanità. Il messia dei nostri tempi è drastico sul free market: è la causa principale delle crisi e degli squilibri odierni e va eliminato (www.shareinternational. com).