Reincarnarsi in Occidente

Un occidentale su quattro crede alla reincarnazione, un’ idea finora diffusa soprattutto in Oriente. Massimo Introvigne, esperto di nuovi movimenti spirituali, commentando ieri il fenomeno sulle pagine del quotidiano cattolico Avvenire, afferma che il successo della “via occidentale alla reincarnazione” nasce in un “clima culturale dove a ciascuno viene insegnato che non esistono scelte morali decisive”. Si ignora poi, sostiene, che in Oriente la reincarnazione è considerata una “disgrazia”. Credere alla reincarnazione per l’occidentale è quindi “una sorta di gioiosa vacanza permanente che consente di sfuggire alle scelte drammatiche della vita di ogni giorno” perché tutto verrebbe rinviato “alla prossima vita”.
Non è la prima volta che i cattolici denunciano la diffusione dell’idea di reincarnazione nell’Occidente cristiano. Ricordo un articolo di alta teologia su Jesus, “La reincarnazione contro la risurrezione”. Un numero solidale con l’insurrezione in Chiapas e con monsignor Samuel Ruiz, allora in piena “scomunica” vaticana per il sostegno agli indios. Il fatto è che sia i cattolici schierati con i poveri sia il clero piú conservatore, mostrano spesso la stessa chiusura nei confronti dei fondamenti delle altre religioni, soprattutto quando queste penetrano nel proprio territorio, l’Occidente. Dopo le sette protestanti che le strappano le masse povere dell’America latina, il secondo fronte della chiesa cattolica è infatti il Nord ricco ed istruito, oggi territorio di conquista per una spiritualità di fine millennio, aperta alle religioni orientali, a culti e visioni genericamente indicate con il nome New Age.
Il mondo e l’aldilà
Ma affermare che per induismo e buddhismo la reincarnazione è una “disgrazia”, vuol dire dimenticare che per entrambe le religioni la vita è scuola verso l’Illuminazione con un legame necessario tra comportamento e visione. Esse insegnano come raggiungere in vita l'”aldilà” – un’altra dimensione della realtà che getta luce sul mondo conosciuto dai sensi – e danno valore al mondo attraverso l’azione compiuta senza attaccamento e con compassione. Il cattolicesimo in fondo si è caratterizzato soprattutto per il suo impegno storico, la teologia cattolica poco dice sulla natura dell’aldilà. Ma oggi milioni di persone si avventurano proprio in quel “aldilà” così poco indagato, salvo dai mistici, considerato dalla chiesa per secoli riserva interdetta alle masse.
La spiritualità Nuova Era non è però solo un ritorno all’Oriente. Il fenomeno è così ampio e ancora in gestazione che si presta a tutto, frantendimenti e confusioni comprese. Massimo Introvigne è uno studioso attento del fenomeno, ma il suo sguardo è quello di un cattolico preoccupato che scruta le mosse del nemico. Per questo a volte prende lucciole per lanterne. Altrimenti avrebbe capito che l’idea di reincarnazione si sta affermando anche in Occidente perchè oggi milioni di persone la riconoscono come vera nella loro esperienza di vita. Per esse è spiegazione piú sensata di un’unica vita a disposizione per imitare Cristo e di un’unica morte in attesa del Giudizio universale. Ed è proprio attraverso questa serie di possibilità concesse che per ognuno di noi è possibile “diventare” Cristo, un Illuminato che pratica l’amore universale.
E’vero che per la nuova spiritualità la sofferenza non è una virtú (Cristo è risorto e non giace sulla croce dove i cristiani lo tengono da duemila anni) ma l’opzione non è per un carpe diem irresponsabile. Ci si apre in genere all’idea della reincarnazione proprio con una assunzione di responsabilità personale, quando si smette di accusare gli “altri” dei propri guai e si capisce che molti di essi hanno radici in azioni compiute in vite passate. Quando si intuisce che la vita è giusta e va solo compresa. Per la mia esperienza nei movimenti New Age una visione del mondo a tutti i costi rosea convive invece spesso con principi cristiani distorti profondamente radicati, quali sofferenza e sacrificio, che portano a dire: “Se mi trovo in rapporti che mi fanno soffrire, significa che in un’altra vita io ho provocato sofferenze e quindi ora devo sopportare”. Non si sfugge quindi “all’opzione fondamentale che rende seria la vita” ma si piomba piuttosto in una sorta di immobilismo “karmico”, quale quello che ha avvinto parte dell’Oriente storico, che rimuove ogni ribellione e spinge a un inutile sacrificio di se stessi.

Il manifesto 21/07/1996

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