La vita delle parole

Yakamaz è una parola turca, anni fa la più bella del mondo per la rivista tedesca Kulturaustausch. «Il riflesso della luna sull’acqua» è una traduzione che accenna appena. Nella parola vivono creature marine, luci, acqua, imbarcazioni, affetti. Il riflesso, particolare, è creato dai micro organismi che si formano nel mare del Bosforo. Nelle notti di luna piena donano uno scintillio particolare alle piccole onde sollevate dai remi dei pescatori, un riverbero che gli abitanti di Istanbul osservano dalla riva mentre assaporano la compagnia degli amici. Percezioni ed emozioni, natura e relazioni umane, tempo lento, contemplazione: parole piene, con più significati. La norvegese «Oppholdsvaet», racchiude «la luce del giorno dopo la pioggia». «Praktri» in sanscrito è la Natura: incarnazione del principio femminile nella cosmologia induista, vive nella quotidianità come manifestazione di «sakti», energia primordiale dinamica che tutto pervade e di «aditi», inesauribile fonte dell’abbondanza, connessione e interrelazione tra tutti gli esseri. Il gioco come attività libera e spontanea è la sua essenza come la volontà di essere molteplice (Vandana Shiva) e suo è il potere creativo in forma pacifica (Tagore). In occidente la natura è oggi verde indistinto, classificazioni, risorse. Perdute le immagini potenti che parlavano di varietà e potenza creatrice: Pomona, la Donna-Giardino, Cornucopia… Le parole raccontano modi di vita, saperi, idee. Hanno un rapporto con la vita materiale, le relazioni sociali, i miti e vivono in una comunità che ha memoria e può comprenderle. Nel «Dictionaire du monde rurale», Marcel Lachiver ha raccolto 45.000 parole. Un ibrido frumento-segale creato oggi in laboratorio esisteva da secoli e i contadini lo chiamavano le méteil, con 36 varianti a seconda del dosaggio. Parole per sette secoli, fino agli anni Cinquanta, con più di 1600 trattati agricoli fisiocratici tra il 1750 e il 1800. Negli ultimi duecento anni migliaia di lingue si sono estinte e il linguaggio si è impoverito ovunque per il maltrattamento diffuso delle parole e dei significati, la perdita dei saperi umanistici senza per questo aver acquisito la precisione della scienza, e una comunicazione gergale adolescenziale protratta nel tempo. Nel mondo contemporaneo proliferano le immagini e si riduce la capacità di vedere. Dimenticata l’arte della conversazione e il talento sublime di maneggiare le parole dei poeti e dei grandi scrittori. Dove tutto è merce la vita stessa si impoverisce. Con l’allontanamento dalla natura dall’agricoltura, dalla produzione materiale, si è atrofizzata la capacità di distinguere, di percepire differenze e sfumature di colori, odori, sapori, consistenza delle stoffe, forme materiali… Le parole «antiche» avevano un rapporto più diretto con le basi materiali della vita e con una vita di relazione più intensa. I nomi dei luoghi e delle persone ne raccontavano la qualità. «Il giardino profumato», testo erotico del mondo islamico, ha una gamma estesa per l’organo femminile e i templi indu di Khajurao sono parole di pietra rosata per i mille significati dell’unione sessuale. Una conoscenza del corpo della donna ignota nell’Europa cristiana. Qui la noia dei tormenti ripetitivi del marchese de Sade.