I capisaldi dell’alternativa

La ripresa è ancora un miraggio ma sembra che per rinascere dobbiamo uccidere le nostre vocazioni storiche e territoriali per praticare le strategie elaborate dai liberisti globali, valide ovunque senza riguardo per le differenze. Non piace infatti il tessuto produttivo del nostro paese formato soprattutto da piccole e medie imprese, qualità e innovazione nei campi tradizionali della creatività italiana, settori secondo gli esperti oggi non più adatti: c’è una competizione globale e vincono solo i giganti del gioco ad alta tecnologia. Spiegassero allora Slow Food che da Bra ha conquistato il mondo, i bioarchitetti che battono la Germania, gli agricoltori biologici primi in Europa, l’esportazione che va grazie ai piccoli, molti dei quali sono leader mondiali, i centinaia di fisici che animano il Cern di Ginevra, gli ospedali di Emergency e gli asili di Reggio Emilia… Dobbiamo anche ignorare strategie ecologiche efficaci sottovalutate o definite ancora antipolitica nonostante lo spettacolo miserabile che «la politica» continua a dare di sé, scelte necessarie per ricominciare una storia credibile. Nella crisi energetica il risparmio dovrebbe essere senso comune ma i tecnici hanno perso anche il buon senso: decidono il buio nelle strade e non il restauro delle abitazioni, la bioedilizia, le tecnologie innovative per la rete, le eco-lampadine. E puntano a fare dell’Italia un hub del gas europeo, sforacchiata anche da innumerevoli trivelle autorizzate a cavare petrolio fin dentro i parchi naturali e a un passo dalle coste, in un territorio con ben altre possibilità, in cambio di introiti ridico­ li..Quando parlano di Fiat non capiscono che va incoraggiata la transizione ad altre politiche industriali perché è finita la «civiltà» dell’automobile e l’innovazione è una mobilità diversificata, con una produzione di auto più attenta al risparmio di risorse naturali e nuovi modelli ecologici. Berlino è una capitale che si può percorrere tutta in bici, come ogni giorno fanno centinaia di migliaia di berlinesi, senza essere uccisi da suv ubriachi. Chilometri di piste ciclabili affiancano 25 linee di metro, di superficie e sotterranee, i tram nella zona ex est, infine gli autobus e strade dove è possibile camminare. Auto al minimo e così l’inquinamento grazie anche ai boschi e ad aree verdi estese. Si respira meglio, diminuisce il consumo di energia da combustibili fossili, c’è spazio e tempo per la convivialità. Da noi l’ecologia è un intoppo e la politica è lontana dalle lotte e dai desideri sensati di milioni di cittadini: non morire di llva e di inceneritori, convertire l’industria e l’agricoltura inquinanti, smaltire i rifiuti con metodi adatti, sanare i territori, smettere di cementificare e finirla con autostrade, passanti e Tav, viaggiare su treni decenti, difendere i boschi, produrre energia da fonti rinnovabili, salvare i semi locali dall’avidità delle multinazionali e proteggere l’acqua – sporcata, sprecata, venduta … «le questioni che oggi ossessionano gli analisti strategici e gli opinionisti da salotto … per quanto importanti … impallidiscono di fronte alla crisi globale dell’acqua. Dal Colorado al Brahmaputra il flusso dell’acqua si riduce. Ditemi voi se c’è qualcosa di più importante» (Paul Kennedy, Internazionale 2012)