Un Expo sostenibile è possibile

1° maggio 1851: apre a Londra la Great Exhlbition, la prima esposizione universale, un’idea del principe Alberto, consorte della regina Vittoria, coadiuvato da un tecnico d’ingegno, Henry Cole, diretta a celebrare le meraviglie del mondo moderno industriale. L’iniziativa fu un successo mondiale. Tredicimila espositori e 100.000 oggetti, non solo presse idrauliche e innovazioni tecniche ma anche porcellane, profumi e arte, e sei milioni i visitatori in cinque mesi. L’Esposizione fu organizzata In un anno. Joseph Paxton, ingegnere geniale e giardiniere raffinato del duca di Devonshire, in dieci giorni disegnò il progetto della sede, il Crystal Palace, una avveniristica grande serra di vetro e metallo, costruita all’interno di Hyde Park. L’impresa non solo si autofinanziò attraverso sottoscrizioni nazionali ma generò anche profitti, con i quali Cole decise di creare i musei di Scienze e Storia naturale, l’attuale Victoria & Albert Hall e un trust per finanziare l’insegnamento e la ricerca industriale. Il Crystal Palace fu poi trasferito a sud di Londra, per lo svago e l’educazione del popolo, per i desideri della regina, missione conclusa nel 1936, quando un incendio lo distrusse. La Great Exhibition fu la vetrina, gestita mirabilmente da un gruppo di vittoriani capaci, di una Gran Bretagna potente ed ottimista, alfiere di un Progresso che riteneva inarrestabile. L’opera dell’uomo ha ispirato a lungo le Esposizioni universali. Poi il modello gradualmente cambia con l’appannarsi del mito del progresso infinito. La parabola si chiude negli anni Duemila, quando i danni inferti al pianeta da due secoli di società industriali sono ormai evidenti e i temi scelti nascono da problemi ambientali gravissimi che invocano di nuovo la “saggezza della natura”. Dibattito teorico. Nella pratica l’Expo diventa il pozzo di San Patrlzio in cui si gettano fondi pubblici e uno spazio ambito per speculazioni politiche e finanziarie, lecite e non. Il progetto Boeri per l’Expo Milano 2015 ( « Nutrire il pianeta. Energia per la vita») che tentava di arginare la deriva speculativa proponendo l’uso di terreni pubblici, nessuna cementificazione, un orto botanico planetario e campi coltivati, spazi verdi e sistemi di serre permanenti per formare nella sostenibilità ambientale, è stato definito “arcaico” da interessi locali e da un provincialismo che vuole cemento e dimentica che il cibo è una delle principali vocazioni del territorio italiano, che l’Italia è al primo posto in Europa per la produzione agricola biologica mentre l’orto è diventato necessità e passione per milioni di persone nel mondo. Quanto al centro sulla sostenibilità, basta andare in Cornovaglia per trovare l’Eden Projeçt (una serie di serre mirabili) per esplorare la dipendenza umana dal mondo naturale (già imitato dalla Cina e Singapore). Lì si sperimentano pratiche sostenibili e si stimolano nuove idee. Nelle due serre più grandi sono stati ricostruiti gli ambienti della foresta tropicale e del clima mediterraneo. Cl sono giardini e orti, spazi per mostre e laboratori che studiano clima e biodiversità. Dal 2001 ha avuto 12 milioni di visitatori. Ogni anno 27.000 studenti seguono programmi e 10.000 Insegnanti vi si formano. L’Eden dà lavoro diretto a mille persone, di cui 650 fissi, e a 3000 nell’area intorno. L’apporto all’economia locale e della Cornovaglia è stato finora di un miliardo di sterline.