Nel cortile di chiunque

C’è una parola assai in voga che liquida migliaia di lotte ambientali: Nimby, dall’inglese not in my backyard, non nel mio cortile. Nata per polemizzare, è diventata un luogo comune da appiccicare su chi non vuole una discarica e altre cose puzzolenti dietro casa, o valuta uno spreco economico e uno scempio del territorio una certa linea di Alta velocità o non vuole casette a schiera, capannoni e ipermercati in un paesaggio storico, un luogo che va toccato con delicatezza.
L’etichetta «Nimby» dice: «Questa è una lotta per un interesse particolare», un residuo arcaico e un po’ reazionario che impedisce al Paese di entrare nel XXI secolo. Quindi è sbagliata e non va sostenuta.
Che la battaglia antagonista nasca invece dalla consapevolezza di una società civile attiva ormai in tutti i paesi industrializzati, lo fa capire il numero crescente di comitati autorganizzati e la partecipazione sempre più estesa. Le proteste sono locali perché è su un territorio definito che la gente vive ed è qui che nascono i conflitti quando la partecipazione dei cittadini è azzerata, ma la realtà consolidata di migliaia di gruppi rivela problemi generali non affrontati, spesso provocati, dalla politica istituzionale.
Questa coscienza più generale emerge con chiarezza nelle analisi non viziate dalle ovvietà ripetute. Le storie sono tante ma una Inghilterra ha coniato l’acronimo che esprime il senso vero di queste lotte: Niaby, non nel cortile di nessun altro. Le proteste esplodono a causa del garden grabbing, l’appropriazione del verde pubblico per lo sviluppo edilizio. Al centro della contesa il giardino dietro casa che è caratteristica delle abitazioni inglesi, spesso suolo pubblico. Comincia il primo governo Blair con un piano di quattro milioni di nuove case, da costruire in particolare nel sud. Vale a dire nello storico giardino d’Inghilterra che conserva ancora le caratteristiche che ne hanno reso famoso il paesaggio. La rivolta nelle campagne, ha alimentato manifestazioni in difesa della vita rurale con centinaia di migliaia di persone, gentiluomini e contadini, arrivata a noi soltanto come la lotta contro la legge che aboliva la caccia alla volpe.
Marcia indietro fino a che il governo Brown decide che devono essere utilizzate i tanti edifici abbandonati o in disuso e le aree disponibili.
Ma nel piano ci finiscono anche i back gardens. Agitazioni, denunce, tribunali, ricorsi e, soprattutto, un modo di vivere e fare relazioni che rifiuta new town e un’edilizia non sociale. La signora Julia Bates di Richmond rivendica con la nuova parola il valore generale della lotta : «Dicono che sono Nimby ma non è così. Io sono Niaby: I dont’ want this to happen in anyone’s garden».