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Gianni Riotta - Giuseppina Ciuffreda
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Gianni Riotta

Un’anima chiara e lineare

Per caso, in ritardo, apprendo della scomparsa della mia adorata amica Giuseppina Ciuffreda. Mi prendeva sempre in giro “Ma non ti fermi mai” e i troppi viaggi mi hanno fatto perdere la notizia della sua fine, nel luglio del 2015. Qualcuno oggi mi ha chiesto del mio segno zodiacale e ho detto sovrappensiero “Capricorno ascendente Scorpione” e mi è venuta in mente Giuseppina che, nell’estate rovente del 1977, mi aveva spiegato i calcoli delle Effemeridi e i miei segni. Sorrideva con la sua malizia straordinaria, “Ecco la tua sfida: La Ragione del Capricorno e la Passione dello Scorpione”. Giuseppina era stata una delle fondatrici del manifesto, poi una sua giornalista, inviata in Europa orientale, e sempre femminista. Ma in lei non c’era un filo dell’albagia snob che spesso pesava sul Manifesto (io primo colpevole). Era leale, aperta, sincera, amorevole, schietta, coraggiosa. Il 6 ottobre del 1981 quando uccisero il Rais egiziano Sadat, andò al Cairo senza credenziali e per passare i controlli feroci usava il tesserino che le prestava un’altra grande amica e giornalista che non c’è più, Lietta Tornabuoni. Due mie compagne di banco, il manifesto e La Stampa: provate a immaginare una simile solidarietà oggi.

Giuseppina scriveva in modo chiaro, lineare perché la sua anima era chiara e lineare. La politica, le sue ambizioni, la volgarità, il cinismo, scivolavano inerti via dalla sua spiritualità. Il suo amore, la forza nelle tragedie che la colpirono, erano mossi tutti dalla stessa origine, Giuseppina colmava di compassione per le persone, le ascoltava con serena partecipazione. Quando la redazione del manifesto si divise in una scelta di fondo tra ragioni che, allora come adesso, sono cruciali, Giuseppina fu tra i pochissimi che seppero tenere amici in entrambi gli schieramenti, perché per lei, virtù rara in politica, le persone venivano prima delle “posizioni”. Incapace di invidia, di rancore, di rabbia, Giuseppina mi ricordava un personaggio di Tolstoj, la donna che nel racconto “Padre Sergio” si rivela la vera fonte di santità. Padre Sergio cerca la virtù nelle armi, nella Chiesa, nel misticismo, nell’eremo, ma alla fine, in fuga, comprende che la vera virtù è la semplice vita di una sua compagna d’infanzia, perfetta, generosa, coraggiosa. Giuseppina Ciuffreda era come la santa di Padre Sergio. Se la perfezione non è data a noi umani, poche persone che io abbia conosciuto nella vita ci sono andate più vicino di lei. Starle accanto era sentire un calore, un carisma indimenticabile.
Pensavo che ti avrei rivista sorridere Giuseppina, non mi aspettavo che il pensiero delle tue Effemeridi, cercarti su Google per sentirci, mi riservasse oggi questo dolore. Tu sai cosa ci siamo detti, lo sai, e adesso da questa parte della vita io sono il solo a sapere. La ragione e la passione sono due obiettivi per me irraggiungibili, per te erano la santità e la perfezione e li hai colti, senza smettere di sorridere. Ovunque tu sia proteggimi, in ricordo di quelle nostre parole sconosciute a tutti, dei segni misteriosi che tu sapevi cogliere nel cosmo sul nostro destino.