Giovanna Ricoveri

Introduzione al pensiero teorico-pratico
di Giuseppina Ciuffreda

Grazie a tutte/i di avere accettato il nostro invito a questo primo incontro sul pensiero e sulla figura di Giuseppina Ciuffreda. Noi – gli organizzatori di questo incontro – ci proponiamo con questa iniziativa di commemorare Giuseppina nel giorno del suo compleanno, il 30 novembre, e questo tributo le è dovuto. Ma ci proponiamo anche di valorizzare il pensiero di una intellettuale e giornalista atipica: pensiamo infatti – o perlomeno io penso – che il contributo teorico e pratico che Giuseppina ci ha lasciato affronti in modo fortemente innovativo aspetti della crisi in cui siamo ormai da alcuni decenni e che il suo contributo debba quindi essere studiato e fatto conoscere sia in Italia che fuori dall’Italia. A questo fine occorre che questo primo incontro abbia un seguito, con iniziative capaci di durare nel tempo, non solo convegni ma anche altro – la sistemazione e pubblicazione dei suoi scritti, resa possibile oggi perché la nuova coop de il manifesto ha riacquistato il dominio del primo manifesto, ricomprando la testata -, tesi di laurea nelle università, progetti di cooperazione nel Sud del mondo. Forse una fondazione che porti il suo nome, e che possa curare questo lavoro in modo sistematico.
Giuseppina è stata una intellettuale e una giornalista atipica, dicevo sopra; radicale ma non settaria; colta e curiosa; sempre attenta ai problemi di genere; “fuori da tutti gli schemi e le ideologie che infestano la politica, protagonista e antesignana della transizione in corso tra un vecchio mondo antropocentrico, che stenta a morire, e un futuro biocentrico che non potrà affermarsi se non è prima immaginato, descritto e quindi riconosciuto e accettato” – nel mio saggio su Giuseppina, distribuito a questo incontro, pubblicato sia in Italia dalla rivista Altronovecento sia negli Usa, da Capitalism Nature Socialism, la rivista fondata da James O’Connor dopo la caduta del muro di Berlino, che dette vita a riviste di ecologia politica “sorelle”, in Italia, Spagna e Francia – il network di CNS, in cui io sono impegnata da anni.
Giuseppina parlava e scriveva in modo chiaro e lineare, perché la sua anima era chiara e lineare (Gianni Riotta). “Sempre un passo avanti su sé
stessa” (così Rossana Rossanda); aveva “grinta e apertura mentale sufficienti per non piegarsi neanche quando doveva fare un compromesso” (Jutta Steigerwald). Era una donna coraggiosa e umana (cosi Vandana Shiva), che ha fatto coincidere le sue scelte di vita con le sue idee, pagandone le conseguenze, che sono sempre pesanti per chi ha autonomia di pensiero e chiarezza nel manifestarla.
Una intellettuale con un pensiero fortemente innovativo, di cui il riprendo in questa sede solo alcuni elementi, primo fra tutti quello che riguarda la sinistra europea, socialdemocratica e comunista, caduta nell’abbaglio – parole sue – secondo cui la natura è inanimata e può essere usata e dominata dagli umani. Destra e Sinistra sono eguali da questo punto di vista dice Giuseppina – sono entrambe ancorate al binomio ottocentesco capitale-lavoro senza rendersi conto della contraddizione capitale – natura. Giuseppina non si è limitata solo a constatare la contraddizione tra risorse naturali finite e i consumi illimitati necessari al profitto d’impresa – è andata al fondo del problema, individuando nella rimozione della natura la causa principale – anche se non unica – della incapacità della sinistra occidentale a trasformarsi per affrontare le sfide della globalizzazione. La natura in tutti i suoi aspetti – spirituale, culturale e sociale, oltre che fisico e materiale – è infatti la lente attraverso cui Giuseppina ha letto e raccontato il mondo.
Un altro elemento fondante del suo pensiero riguarda il “debito verso la biosfera”, sviluppato nel corso della Campagna Nord-Sud insieme ad Alexander Langer e molti altri compagni di strada, intellettuali e attivisti provenienti da tutte le parti del mondo, in preparazione di Rio 92. “Pagar es morir, queremos vivir”, il grido lanciato allora dall’America Latina, esprime bene la dipendenza dei paesi del Sud da quelli del Nord e dalle loro banche.
Un altro pilastro del suo pensiero riguarda i movimenti, sia quelli del Sud che lottano contro la recinzione delle risorse naturali – la terra, innanzitutto – da cui dipende la loro sopravvivenza, sia quelli del Nord, che lottano contro gli inquinamenti, il riscaldamento climatico, l’energia nucleare, la guerra, la disoccupazione. I movimenti lottano, e lottando costruiscono l’alternativa, dice Giuseppina: sono già maggioranza, anche se questo non viene riconosciuto da chi detiene il potere.
Giuseppina non credeva né nel mercato né nello stato, afferma Wolfgang
Sachs nel suo messaggio a questo incontro. Aveva invece un approccio comunitario e cercava il bene comune al livello della comunità. Era convinta che solo insieme si può migliorare la vita di tutti e di ciascuno, perché la vita di ciascuno è legata a quella di tutti gli altri. Era insomma una “utopista concreta” nel senso in cui Alexander Langer ha usato questa locuzione: quel che conta, ha detto Langer, “non è quel che si deve o non si deve fare, ma come suscitare motivazioni e impulsi capaci di esprimere una prospettiva alternativa al sistema dominante”.