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Grazia Francescato - Giuseppina Ciuffreda
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Grazia Francescato

Il nostro comune percorso spirituale

Forse a me tocca la parte più difficile in questa giornata in ricordo di Giuseppina. Parlare del suo rapporto con la Spiritualità è complicato, ostico, richiede la capacità di handle with care, maneggiare l’argomento con delicatezza. La mia relazione con Giuseppina, infatti, somiglia ad una conchiglia bivalva. Simbolo, tra l’altro, dei pellegrini che vanno a San Giacomo di Compostela… e cos’altro era, Giuseppina, se non una pellegrina sui generis, eretica nel senso etimologico del termine (eresia significa ’scelta’), determinata a costruirsi un suo pellegrinaggio in vita, fatto su misura, ritagliato sulla sua persona?
Ma l’immagine della conchiglia, oltre a richiamare l’eccentrica ‘arte del pellegrinaggio esistenziale’ praticato dalla nostra amica, allude soprattutto alla qualità del nostro ultratrentennale rapporto. C’era una parte esterna, pubblica, in piena luce, segnato da innumerevoli battaglie comuni sia sul fronte ambientalista che su quello femminista: un filo verde-rosa che ha intessuto senza cedimenti o sfilacciamenti le vite di ambedue.
E c’era una parte segreta, nascosta, non esibita ma di straordinaria ed intensa luce: la PERLA nella conchiglia, appunto, il percorso spirituale che entrambe abbiamo condiviso. Vissuto però non come fuga dalla realtà o ripiegamento su noi stesse, ma come “opportunità di trasformazione per milioni di persone verso un’era spirituale”, così scriveva. Uno lavorio tenace, dunque, verso un salto di qualità della coscienza collettiva, senza il quale nessuna conquista sociale, politica, culturale ci sembrava salda e foriera di autentico progresso umano.
Ancora nelle parole della stessa Giuseppina, la nostra ricerca spirituale era un tassello chiave di quella “transizione dal petrolio al sole” che lei riassumeva nel passaggio “dalla competitività alla cooperazione, dal dominio sulla Natura alla percezione di farne parte e che essa è vivente, dalla teologia all’esperienza diretta di Dio, dalle religioni ad un approccio scientifico all’aldilà, dal patriarcato al principio femminile, dall’enfasi sulle divisioni all’attenzione verso ciò che unisce” (Vivere altrimenti ).
Insomma, spiritualità come componente essenziale di quel processo di CONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA E DELLA SOCIETÀ evocato dal nostro comune amico Alexander Langer già nei primi anni Novanta e non a caso riemerso, oltre che nella cultura verde e ambientalista, nella bellissima
enciclica di Papa Francesco, ‘Laudato Si’, tema di riflessione costante negli ultimi incontri con Giuseppina.
Balza subito agli occhi, negli scritti e nella vita di Giuseppina, il ruolo principe rivestito da Madre Terra in questo pellegrinaggio spirituale. Dato che la nostra amica era, come puntualizza il titolo del nostro incontro, una UTOPISTA CONCRETA, la coerenza era per lei un ingrediente necessario ed irrinunciabile, che lei descrive con queste parole: “non la coerenza chiesta al militante e al discepolo – ma la voglia di sperimentare e di vivere quel che si intuisce, senza aspettare il crollo del sistema o la vittoria elettorale di una sinistra immaginaria”. E, a proposito di sinistra, pur collocandoci ambedue dentro schieramenti di sinistra o affini, tutte e due condividevamo la critica a questa sinistra, quella attuale, già peraltro declinante da decenni. Individuando una delle cause principali della sua difficoltà a dar lettura della complessa realtà del mondo e a proporre un progetto politico capace di creare senso in un ’difetto d’origine’ che sintetizzerò cosi: la sinistra è stata ed è ancora un’utopia antropocentrica, concentrata sull’uomo (possibilmente maschio), un’ideologia in cui la Natura altro non è se non lo sfondo della vicenda umana che si snoda sul proscenio della Storia. Invece la cultura verde ed ambientalista coltiva un ‘sogno biocentrico’, che abbraccia, oltre agli esseri umani, animali, piante, ecosistemi, portatori tutti non solo di diritti (vedi le avanzatissime costituzioni di alcuni paesi dell’America Latina, come Ecuador e Bolivia, che danno spazio innovativo ai diritti della Pacha Mama, Madre Terra) ma anche di vita e d’anima, interlocutori di pari dignità e protagonisti della Storia quanto gli esseri umani.
Approccio che comporta un passaggio cruciale dal Dominio della Natura al Rispetto dalla visione dell’uomo come padrone del mondo a quella dell’essere umano come custode del cosmo (e anche su questi principi, racchiusi non a caso nel concetto di ‘ecologia integrale’ della Laudato Si’, le conversazioni-discussioni con Giuseppina erano all’ordine del giorno).
Ma il nostro scambio in materia di investigazione nei reami della Spiritualità (visti con sospetto e/o derisione dalle sinistre che frequentavamo, prive di dimensione trascendente e dunque estranee/ostili/allergiche al mistero che avvolge le dimensioni altre) non era soltanto intellettuale e culturale. In omaggio a quella necessità di coerenza e di autenticità che guidava le nostre vite, era un raccontarsi reciproco di esperienze, episodi, segni significativi che fioccavano abbondanti sul nostro percorso (e su quello di centinaia e migliaia
di persone che hanno condiviso con noi questo itinerario spirituale).
I segni, quelli che Carl G. Jung chiamava ‘sincronie’, ovvero coincidenze significative, che quasi sempre ci rimandano ai famosi ‘archetipi’ (su questo punto non mi addentro, rimando ai libri del celebre filosofo) … I segni da interpretare e vivere secondo l’invito di Don Tonino Bello, un altro dei riferimenti culturali e spirituali importanti delle nostre vite, il quale così scriveva: “A coloro che mostrano i segni del Potere, dobbiamo mostrare il Potere dei segni”.
Giuseppina non ha fatto altro, in questo suo nascosto ma possente itinerario spirituale, se non cogliere i segni dei tempi e dell’invisibile, farne uno strumento ‘politico’, nel senso alto del termine, per costruire un progetto ‘altro’ per la POLIS, intesa come comunità dei viventi, di TUTTI i viventi. Senza mai perdere di vista la Vox Loica, la voce vigilante della Ragione, ma senza perdere di vista neppure i fili che collegano l’anima individuale all’anima mundi. Mettendo insieme cuore e cervello, ragione e sentimento, statistiche ed emozioni, promuovendo un dialogo tra scienza e religioni e tradizioni spirituali, troppo a lungo ritenute in conflitto, all’insegna di un’integrità ritrovata che permetta la piena espansione dell’essere umano.
Giuseppina sapeva che la nostra epoca ha bisogno di ‘intelligenze calde’, non di intelletti freddi… e lei era (ed è…) un esempio luminoso di intelligenza calda. E di capacità di gettare sulla realtà uno ‘sguardo dell’anima’ che scende in profondità e scandaglia dimensioni che la Vox Loica è impossibilitata a raggiungere (Kant insegna).
Segni e sogni, che costellavano i nostri percorsi intrecciati. Non voglio né posso raccontarli, perché troppo personali, tranne un paio che ho riportato, da lei autorizzata, nei due libri che ho scritto su Natura e Spiritualità.
Il primo episodio, che risale al 1992, mi ha permesso di scoprire proprio la spiritualità di Giuseppina, che fino a quel momento ignoravo. Ero stata invitata a Genova, per un convegno in occasione del 500esimo anniversario della scoperta dell’America, dedicato ai popoli indigeni di quel continente. Per un contrattempo dell’ultimo minuto, non ero riuscita a salire sul volo prenotato e avevo dovuto ripiegare su quello successivo. Con felice sorpresa, mi ritrovai seduta accanto a Giuseppina, inviata dal quotidiano il manifesto, che doveva seguire la stessa conferenza. Non ricordo bene come avvenne, ma rammento che stavamo parlando della così detta “Notte degli angeli”, una manifestazione notturna in cui erano state protagoniste varie etnie indigene, svoltasi a Rio de Janeiro durante la grande conferenza ONU sull’Ambiente, nel giugno 1992.
Tutte e due avevamo partecipato a questo famoso vertice, destinato a passare alla storia come Summit della Terra e a lasciare un solco non superficiale sull’evoluzione dei movimenti ambientalisti mondiali. In quella “Notte degli Angeli” ci eravamo trovate vicino per caso (o per sincronia?) io, lei e un carissimo amico di entrambe, Alex Langer, leader dei Verdi Europei, intenti a far oscillare le nostre candele nel mare dei lumini che circondava il palco, allestito in una vasta area verde che s’affacciava sul cerchio fosforescente della baia di Rio.
Mentre rievocavamo quella sera magica, Giuseppina disse qualcosa a proposito degli angeli che evidentemente risuonò in me come un segnale di ‘via libera’. Sentivo di potermi confidare con lei e decisi di farlo. Mi ritrovai con un dito alzato, dicendo: “Allora ti posso raccontare una cosa”. In quell’istante mi colpì come una mazzata la sensazione di un dejà vu. Avevo già detto quelle parole, avevo già vissuto quel momento, ma quando, ma dove? Per un secondo rimasi a bocca aperta, trasecolata, mentre Giuseppina mi fissava interdetta. Poi, di colpo, mi ricordai: avevo visto quella scena in sogno, precisa e identica. In un sogno di qualche giorno prima. E pensare che non avevo mai sognato Giuseppina prima d’allora.
Superato lo sbigottimento, decisi di vuotare il sacco, raccontandole le mie avventure spirituali. Lei mi ascoltava senza fare una piega, il viso serio e assorto, ma non stupita come se stessi parlando della cosa più naturale del mondo.
Quando arrivò il suo turno di raccontare, capii perché non aveva dato alcun segno di stupore. Da quindici anni Giuseppina manteneva un insospettato e consapevole commercio con la dimensione ‘altra’, la dimensione ‘sottile’, come la chiamava lei. La sua vita era intessuta di segni che la rimandavano inequivocabilmente ad un cammino predestinato (ma che occorre confermare con una scelta libera e cosciente affinché possa compiersi ndr). Erano segni che puntavano a un significato latente, ma possente, del nostro esistere. Libri cadevano ‘per caso’ da scaffali, aprendosi alla pagina che conteneva un messaggio adeguato alla situazione in cui si trovava. Persone viste in sogno (o che l’avevano sognata, come nel mio caso) le anticipavano avvenimenti della sua vita o stringevano con lei legami inattesi e insperati.
Una serie di tracce, in quegli ultimi anni, l’avevano indirizzata a lasciare l’Italia e a trasferirsi in Inghilterra. Una volta si erano addirittura materializzati, su una mappa di Londra, alcuni cerchietti rossi intorno a strade o quartieri che poi si sarebbero rivelati significativi durante la sua permanenza
nella capitale inglese. Da allora non abbiamo smesso di tenere aperto questo canale di comunicazione popolato di segni e di sogni, sempre però connessi all’impegno ambientalista e al nostro comune progetto ‘politico’.
Sul secondo episodio non mi soffermerò, perché richiederebbe troppo tempo, e rimando chi fosse davvero interessato al mio libro “Lo sguardo dell’anima” (Ed.Mediterranee), dove racconto un viaggio in Colombia nel 2001 a sostegno del popolo UWA, in lotta contro una multinazionale petrolifera che stava devastando i loro territori ancestrali. Giuseppina faceva parte con me di una delegazione organizzata dai Verdi italiani ed europei che affiancava gli Uwa nella loro battaglia, condotta non solo con i metodi convenzionali ma anche grazie alla ‘alta tecnologia spirituale’ (così la definivano) che era parte integrante della loro identità e dei saperi millenari trasmessi nei millenni dalla loro ‘cosmovision’, basata sulla sacralità della Pacha Mama e sulla sintonia profonda tra la Terra e i suoi abitanti. Cosmovisione che Giuseppina ed io, ovviamente, sentivamo nostra. La rete di sincronie e segni che avvolse il nostro viaggio fu un’ennesima riconferma della forza che si sprigionava dal nostro comune cammino spirituale: un salto di qualità della coscienza collettiva che si traduce anche in una modifica/innalzamento dei campi energetici (le cosiddette energie di confine, situate sulla soglia tra materia e spirito, corpo ed anima, realtà ed mondi invisibili, considerati dalla nostra cultura occidentale come dimensioni separate ma profondamente integrate nella cosmo visione indigena).
Questa, per dirla con Shakespeare, era “the stuff our dreams were made of”, il tessuto dei nostri sogni, capaci però di attraversare la realtà. Questi gli ‘esercizi spirituali’ invisibili in cui eravamo quotidianamente impegnate, che illuminavano di luce gli impegni ‘visibili’ e le battaglie innumerevoli che ci hanno visto affiancate per tanti decenni.
Ma farei un torto a Giuseppina se consegnassi un’immagine idilliaca e soltanto armoniosa del nostro rapporto – e del suo/nostro rapporto con la dimensione spirituale. C’era l’armonia e la tensione verso l’alto, certo, ma c’erano gli scontri, le distonie, i momenti di allontanamento e divisione…le cadute e le sconfitte, i dubbi e gli sberleffi della realtà. Il percorso spirituale non è una passeggiata e Giuseppina procedeva, come tutti i pellegrini, tra squarci di luce e coni d’ombra, tra inquietudini e tormenti, non ultima la sua lunga malattia. Ma procedeva senza lamenti, senza un’oncia di auto-commiserazione, con un rigore e una volontà di ricerca di verità
che a volte sfiorava la durezza, l’asprezza…Non faceva sconti a nessuno, in primis a sé stessa.
È grazie a quel coraggio e a quel rigore che ha coltivato e mantenuto, nonostante tutto, lo ‘sguardo dell’anima’… che ha saputo donarci in vita e che resterà dentro ciascuna di noi.