Sembra una storia del Terzo mondo e invece accade nell’algida Gran Bretagna, già dominatrice del globo e oggi prima in Europa per il numero di madri minorenni, molte delle quali hanno quattordici, tredici e a volte dodici anni. I medici del Servizio sanitario nazionale prima hanno resistito alla richiesta del governo e poi, forse di fronte all’aumentare delle baby madri, hanno pensato che fosse meglio un blocco sanitario triennale della fertilità. Una decisione certo drastica, che rinuncia a percorsi di consapevolezza e che potrebbe avere anche conseguenze negative per la salute delle ragazze. L’opposizione conservatrice ha subito gridato alla licenza e alle infezioni sessuali ma il retroterra delle madri bambine non è un paese troppo permissivo. Il terreno di coltura di queste gravidanze precoci va trovato piuttosto nella scarsa attenzione che i bambini ricevono, salvo relegarli in casa col coprifuoco come insegnano gli Stati uniti dove ormai si mettono in galera anche gli alunni delle elementari, e il degrado di vaste aree della Gran Bretagna. Ne è colpita in particolare l’Inghilterra, ancora ricca, vivace e attraente ma con sacche di povertà estreme che è difficile trovare in altri paesi europei.
Diciotto anni di ricette Thatcher hanno rafforzato l’economia del paese in un periodo mondiale sempre più neoliberista ma ha condannato al degrado economico e culturale zone una volta vitali – porti, miniere, industria dell’acciaio – e città opulente come Liverpool. La classe operaia, e anche parte dei ceti medi, si sono impoveriti in forme che ricordano l’epoca vittoriana. Sono gli inglesi raccontati dai film di Ken Loach, i disoccupati disperati e paradossali di The Full Monty, i minatori sconfitti intravisti in Billy Elliot . Molto sfigati ma tanto vivi. Forse troppo.
La realtà è meno eroica, più squallida. La sessualità delle ragazzine, bianche e colorate, nasce nelle periferie degradate delle città: il più alto numero di baby madri vive in casermoni che rendono Corviale un residence appetibile. E’ la maledizione dell’edilizia pubblica che anche qui fa le sue vittime. In Inghilterra i casermoni sono un’eredità della filantropia vittoriana. Responsabile principale fu proprio Charles Dickens, che li suggerì alla baronessa filantropa Angela Burdett-Coutts, unica erede del banchiere del re Giorgio III. Di altra opinione era Octavia Hill, cristiano-socialista e fondatrice del National Trust, che si batté perché fossero restaurate o costruite case piccole, a dimensione umana, inserite nel verde con spazi comuni.
La scuola pubblica non offre prospettive migliori di buona socializzazione e neppure stimoli culturali. Tanto che Blankett quando era ministro dell’istruzione di fronte alle bocciature ripetute degli alunni più disagiati e all’abbassamento generale dell’insegnamento, inserì nel programma delle elementari l’obbligo di saper leggere e scrivere almeno cento parole. Erano i primi passi del New Labour e le parole chiave erano ancora education, comunità e lavoro.
Nei non-luoghi della vita inglese nascono il serial-ingravidatore che qualche anno fa metteva volontariamente incinta le quattordicenni, i ragazzini senza preservativo e la serie di ragazzine madri in carico della pubblica assistenza. Ma i sussidi bastano appena a far sopravvivere madre e figli e quando si trova un lavoro, in genere precario, vengono tolti. Così la maggioranza di loro si abitua a vivere una sub vita, senza lavoro né istruzione, se si è fortunate in un monolocale comunale ad affitto stracciato. Ma alla vita vera non si arriva mai.
Il New Labour si è trovato di fronte alle madri ragazzine appena vinte le elezioni, nel 1997, quando ha lanciato la riforma del Welfare State, vale a dire i tagli dei sussidi dati fino allora a categorie svantaggiate – disoccupati, madri sole, disabili… – anche se l’intenzione era trovare un lavoro a tutti. Sono stati ideati alcuni progetti sperimentali, poi campagne di informazione sessuale. Ma non sembra siano serviti a molto.

Il manifesto 04/05/2004