Giuseppina, sei anni dopo

Ma sono già passati sei anni? Pare impossibile… Tempus fugit,  lo dicevano  i nostri avi, è assodata verità: ma l’accelerazione degli eventi che stiamo vivendo in questo scorcio di Terzo Millennio è vertiginosa, mai sperimentata prima dall’umanità.

Questa corsa frenetica del tempo corrode la Memoria, individuale e collettiva, precipita eventi e persone verso un precoce oblio, riducendo il respiro delle analisi e delle strategie. Ne abbiamo parlato spesso con Giuseppina, in quei pomeriggi dei suoi ultimi anni quando già la malattia lasciava segni pesanti sul suo corpo, ma non sulla sua mente e sulla sua anima.  Ci interrogavamo sul futuro, in particolare (dato il nostro comune percorso spirituale) sull’effettiva “opportunità di trasformazione di milioni di persone verso un’era spirituale” che lei riassumeva così: “Un passaggio dalla competitività alla cooperazione, dal dominio  sulla Natura alla percezione di farne parte e che essa è vivente, dalla teologia all’esperienza diretta di Dio, dalle religioni ad un approccio scientifico all’aldilà, dal patriarcato al principio femminile, dall’enfasi sulle divisioni all’attenzione verso ciò che unisce” (dal suo libro “VIVERE ALTRIMENTI”).

E lei, con una coerenza a volte aspra e scomoda, altrimenti è vissuta. Eretica nel senso etimologico del termine (eresia significa ‘scelta’, in genere in senso contrario a quella dominante), pellegrina sui generis, determinata a costruirsi un percorso ritagliato su misura, confezionato ad hoc. 

Questo non la rendeva un’amica facile , anzi. Non si poteva fingere, mentire, tenersi in faccia la consueta maschera con Giuseppina. Ti stanava impietosa, ti e ci metteva davanti ad analisi dense di rigore , aperte  ai dubbi e agli sberleffi della vita , tra squarci di luce e coni d’ombra.  Quelli con lei non erano solo ‘visite tra amici’, ma rendiconti di esperienze e di idee, sessioni di evoluzione della coscienza,  intessute di sogni e di segni.   Aveva una capacità senza pari di cogliere i segni dei tempi ma anche delle dimensioni invisibili, e di farne uno ‘strumento politico’ nel senso alto del termine,  intento a costruire un progetto ‘altro’ per la POLIS, intesa come comunità di tutti i  viventi.

Credo che , a distanza di sei anni che ne valgono sessanta (visti gli sconquassi e le sollecitazioni al cambiamento che la pandemia ci ha rovesciato addosso) non sia stato intaccato questo patrimonio di vita e di ideali che Giuseppina ci ha regalato. Certo, l’oblio di cui ho parlato all’inizio non risparmia di certo né Giuseppina né alcuno di noi, ma in qualche modo separa il grano dal loglio, ci rimane dentro solo l’essenziale e ciò che davvero conta, il bisogno di autenticità e di profonde verità.

E in questo campo l’albero di Giuseppina sta nella luce e ancora ci permette di sedere alla sua benefica ombra. 

Per me- permettetemi un amarcord personale- il ricordo più bello si intreccia con un altro prezioso ricordo di una persona a tutti/e noi cara, ALEX LANGER, anche lui morto a luglio (il 3, Giuseppina il 5) anche lui protagonista di quel difficilissimo da indispensabile passaggio collettivo alla CONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA E DELLA SOCIETA’.  Eravamo tutti e tre insieme, al Summit della Terra a Rio de Janeiro, nel giugno 1992, ad un evento denominato ‘NOTTE DEGLI ANGELI’ , intenti a far oscillare le nostre candele nel mare di lumini che intesseva la vasta area verde affacciata sul cerchio fosforescente della baia di Rio.

Le loro luci, quelle di Giuseppina e di Alex. non si sono spente. E questa è una consolazione grande per noi che restiamo e cerchiamo di resistere. Anche a nome loro. 

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